UBUNTU

 

La vicenda del programma operativo VISTA non è soltanto un fatto tecnico, ma un punto decisivo di snodo della nostra cultura contemporanea, il banco di prova effettivo per comprendere che non si può tornare indietro rispetto alle libertà conquistate.

In breve, per chi ancora non lo sa, VISTA è il nuovo sistema operativo di Windows, bello, elegante nell’aspetto ma… con un grave inconveniente per chi lo usa: perché VISTA, anche quando apri un semplice foglio di scrittura o un foglio di calcolo, fa apparire una schermata che, sostanzialmente dice: “inserisci il codice prodotto”. Allora tu vai a vedere dove, cosa, le istruzioni, e finalmente trovi il codice a venticinque cifre e lo registri. Così il sistema reagisce e risponde: “grazie per aver fatto la registrazione. Con questa hai diritto all’uso in prova per 60 giorni del programma operativo, dopo dovrai andare sul sito e pagare”. In più, dopo il 40° giorno, non puoi più nemmeno salvare le modifiche ai tuoi documenti.

Occorre subito precisare che Bill Gates con VISTA non c’entra. Dopo le vicende della sentenza antitrust che gli hanno tolto di fatto il controllo dell’azienda, Gates ha deciso di ritirarsi dalla conduzione attiva di WINDOWS, per dedicarsi alla fondazione che ha costituito con la moglie Belinda e con l’economista Jeffrey Sachs (per intenderci, quello che dice che non c’è più alcuna ragione tecnologica per la fame nel mondo che, dopo le conquiste tecniche degli ultimi trent’anni, dipende esclusivamente dalla distribuzione della ricchezza e del potere) per cercare di influire sullo sviluppo dei Paesi in stato di bisogno.

In questo modo, è stato risolto il monopolio filantropico di Gates in nome del libero mercato, con il risultato di vedere emergere gli avvoltoi che hanno dato luogo ad un sistema in cui è necessario pagare anche per ciò che credevamo di avere già.

È in gioco qualcosa di veramente importante, che non si risolve nel critica (o nel gradimento o mancato gradimento) di un sistema operativo. Si tratta di una sfida che concentra la libertà in una prospettiva non ideologica ma tecnologica.

Mitizzando la contestazione degli anni ’70 rischiamo di non accorgerci che oggi stiamo vivendo una nuova stagione di cambiamenti rivoluzionari e velocissimi, che hanno nella comunicazione internet-based uno strumento potentissimo per produrre emancipazione e libertà.

Paradossalmente, vale la pena di ringraziare VISTA, perché ci costringe ad accorgerci di questa libertà, proprio nel momento in cui vi apporta una minaccia. E quando sei messo in condizione di scacco, quando per ciò che hai già ti viene chiesto di pagare, allora cominci ad aguzzare l’ingegno. E magari, scopri che c’è OPEN OFFICE (www.openoffice.org) che ti dà tutto il pacchetto office gratuitamente, con facoltà di sostenere il progetto con una donazione, se vuoi. E ti accorgi che è compatibile con WINDOWS, e funziona anche meglio, perché è più leggero e non imballa il sistema.

Allora cominci a pensare che potresti passare interamente in OPEN SOURCE e fare a meno di VISTA e di Windows (e che, chissà, forse anche Bill…) e ti accorgi che non è così difficile scaricare un sistema operativo gratuito come UBUNTU www.ubuntu-it.org , bellissima parola africana che significa, appunto: io non appartengo a nessuno.

E così ti trovi nel pieno dell’illuminismo tecnologico contemporaneo, cioè del connettivismo.