Forse questo modello non è ancora molto noto in Italia, ma c’è un significativo versante della Golden Dawn (che non è un ordine massonico ma una società filosofica di derivazione rosacrociana), che intende e afferma che il segreto non è più necessario per il mondo contemporaneo – se non laddove c’è il rischio di una repressione, come in Cina, in alcuni Paesi arabi, in alcuni Paesi dell’America Latina, etc.

La distinzione tra “secret and sacred”, tra segreto (non necessario) e sacro (più che mai necessario in un mondo alla deriva delle opposte tensioni tra materialismo e ottusa ortodossia) è fondamentale per comprendere questi aspetti.

Ecco: cosa penso io è chiaro se procediamo a individuare alcune figure che hanno introdotto il cambiamento, gli antesignani dell’Open Source.

Ad esempio, io penso che l’opera di Leo Taxil sia complessivamente interessante; penso che Aleister Crowley (e poi Israel Regardie) abbiano fatto, sia pure per motivi anche di fama personale, un ottimo lavoro per il mondo nel pubblicare le dottrine e i rituali degli ordini occulti cui appartenevano, etc.

E’ in questo percorso che va colta la differenza.

Mi scuso se la riflessione può rimanere ermetica a chi non sa, ma è questa la distinzione tra segreto e sacro: il segreto, oggi, nell’epoca della società della conoscenza, è conoscibile.  Il sacro no, anche se è sotto gli occhi di chi guarda, se chi guarda non sa come guardare, non si vede.

Come certi dipinti di Botticelli, o di Leonardo.

O come c’è scritto in chiusa alla Fama Fraternitatis: “E se anche centomila persone avessero visto da vicino la nostra dimora, essa rimarrà in eterno inaccessibile, indistruttibile e nascosta al mondo empio.  Sub umbra alarum tuarum, YY.”