Nessun commento è adatto per questa recensione, nessuna recensione è adatta per questo commento. Può considerarsi scrivere un giallo un fatto politico? Può considerarsi la politica attuale un giallo? E se tutto questo non avesse nessuna attinenza con la cultura? Chi ha detto cultura? Cos’è la cultura? Cosa importa a noi della cultura? (Soprattutto se questa non è altro che l’idolatria di una maschera nuda)? Si può parlare di una crisi in crisi?  La crisi è una linea di demarcazione o una marca che puoi trovare al supermercato?  E’ pensabile continuare con le politiche liberiste oppure occorre ritornare a quello speciale ripensamento di Marx che sono state le politiche keynesiane con la spesa pubblica regolata dallo Stato?  C’entra qualcosa questa recensione con il romanzo, o è un brano sulla falsariga dell’Angolo Fuori, dove recensivamo film mai visti (nel senso che non li avevamo ancora visti, ma poi andavamo a vederli).  E’ ancora pensabile una cultura aperta, collettiva, in cui ognuno di noi può imprimere il proprio segno delicato e cosciente? Come in un giallo, le risposte sono nelle domande, le domande sono altrove che nelle risposte, e le risposte non sono in nessun altrove che non sia la vita stessa. Il punto è trovare il significato e, talora, l’assassino.  Leggere per credere di non credere l’incredibile, con alcuni suggerimenti per trasformare la realtà.