In antico, era nei luoghi alti che si celebravano le offerte agli dei.

È quindi del tutto naturale cominciare la narrazione dalle montagne. Al momento in cui scrivo, del resto, non so nemmeno se tutto ciò avrà un seguito. Lascio che fluisca come scrittura automatica, come se ci fosse un dio o un demone a ispirare le parole che qui si succedono.

Ritrovare le origini non è possibile, non si può dire l’ultima parola. Entrare nella sfera del mito significa avere accesso al luogo in cui la realtà che si afferma si contraddice. Del resto apparirà bizzarro che, a fronte delle decine di libri che esistono sul tema, questo libro si presenta dissimile e con voci non allineate al modo usuale di trattare l’argomento.

E, tra le montagne di questo luogo privilegiato della mitologia, l’isola a tre punte scelta dal destino come laboratorio per molte cose, forse troppe, ecco apparire sull’alba dei monti Nebrodi il vero nome, l’etimo che presiede alle loro cime, che è dato dal possente Nimrod.

NIMRODUn nome asiatico, questo: e per legittimarne l’uso si dovrà in primo luogo ricordare ilruolo poco noto della Teogonia di Esiodo, che rappresenta la perfetta connessione tra pensiero greco e origini antichissime, come notò Ettore Romagnoli, cui dobbiamo la ripresa delle rappresentazioni classiche al teatro di Siracusa, a partire dagli inizi del ‘900.

Sumere, prima ancora che assire e babilonesi: le origini di Nimrod sono mesopotamiche. Secondo il libro della Genesi (10,8-12) era figlio di Cush, della discendenza di Cam, figlio di Noè Nimrod [נִמְרוֹד. ] è detto «grande cacciatore al cospetto del Signore», tratto che ne rivela un’altra caratterisitica fondamentale, quella di essere sacerdote di Orione. Orione, rappresentato nell’atto di brandire un bastone, lui, il possente cacciatore, che fa sua preda ogni animale dello Zodiaco, per eccellenza la figura umana nel cielo, la prima rappresentazione della divinità, il perno occulto di tutte le religioni.

Seguendo il racconto biblico, Nimrod fu il primo fra gli uomini a costituire un regno sulla terra. È scritto che «L’inizio del suo regno fu Babele, Uruk, Accad e Calne, nella regione di Shinar. Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobòt-Ir e Kalach, e Resen tra Ninive e Kalach; quella è la grande città». Le fonti dicono che sposò sua madre Semiramide, che alcuni dicono anche Babalon.

Il nome di Nimrod è trascritto da Dante Alighieri come Nembrotto, a causa del quale «pur un linguaggio nel mondo non s’usa», rievocando con questa allitterazione il mistero di Babele, la confusione delle lingue.

Viene la luce dal cielo, e i monti Nebrodi celano così questo mistero, se ne ammantano.

Attendono che il Cacciatore sorga al di sopra delle loro vette, seguito dalla Stella Cane.